Cultura, evitare gli sprechi
Ho partecipato con piacere e convinzione ai lavori della 1^ conferenza provinciale sulla cultura. La novità è che per la prima volta in questo territorio gli amministratori chiedono proposte e indirizzi agli operatori anzichè chiedergli di mettersi in coda dietro le porte del Palazzo. Una occasione preziosa che ha consentito a tantissime organizzazioni e istituzioni di dialogare su problemi importanti e vitali. Segno e segnale di coraggio da parte dell’assessore Simona Manca nell’affrontare una platea di soggetti così variegati, con tante delusioni alle spalle e tante aspettative per il futuro.
Naturalmente è venuta fuori una fotografia sovraesposta con obiettivi, colori, immagini sfuocate che testimoniano un bel brainstorming ma che necessita di un nuovo ‘sviluppo e viraggio della foto’, un bisogno forte e urgente di approfondimenti e valutazioni più ragionate. Spero ci sia al più presto una fase 2.
Tutti i gruppi di lavoro hanno chiesto un sistema trasparente di regole per il governo delle attività culturali e di spettacolo che deve procedere attraverso bandi e avvisi pubblici. Una esigenza primaria che non vorrei fosse dimenticata o sottovalutata e che però impegna la pubblica amministrazione a darsi una strategia di sviluppo culturale per il nostro territorio. Sapere se per la Provincia di Lecce le risorse culturali del Salento (beni e attività) vengono considerate strategiche per lo sviluppo sociale, civile, economico di questa terra non è indifferente, comporta interventi logici, coerenti e di rigore. Vuol dire darsi una priorità, vuol dire che questa priorità viene prima di altre, vuol dire che gli investimenti dell’Ente devono essere mirati e concentrati rispetto a questo obiettivo, vuol dire sapere quanti soldati e quante risorse mettiamo in campo per fare la ‘rivoluzione’, di cui ha parlato l’assessore Manca, vuol dire abbandonare logiche di interventi a pioggia e per tutti. Risorse umane, finanziarie e programmi devono cioè essere orientati allo scopo. Ma vuol dire a mio modesto parere pretendere dagli investimenti dell’Ente benefici concreti sul territorio, impatto, ricaduta. Grazie a Dio disponiamo di indicatori per misurare tale impatto, persino se volessimo soltanto misurare l’impatto delle attività artistiche sul surplus di capitale conoscitivo che ne viene a ciascun cittadino. E l’osservatorio permanente, altra proposta avanzata dagli operatori, sarebbe lo strumento più adatto per valutare tali dinamiche.
Per tutto ciò, è interesse comune lavorare per azioni non improntate da sprechi o ispirate da affiliazioni partitiche.
Ma questa aspettativa deve realizzarsi insieme a una nuova consapevolezza di noi operatori.
Maggiore responsabilità e ineccepibilità nel lavoro che facciamo. Abbiamo capito che il Salento turistico così glamour ha un valore aggiunto nel capitale di creatività che produce e riproduce ed è diventato attrattivo anche e soprattutto grazie all'agire artistico e culturale, spesso sottotraccia e invisibile, di tanti operatori e associazioni. Un particolare sfuggito nelle illuminate analisi dei relatori della prima giornata, tutti inneggianti a grandi eventi, grandi progetti, grandi carrozzoni. In questa ‘rivoluzione’ cosa ci mettiamo di nostro e di veramente nuovo? Siamo tutti all'altezza del compito? Quali le responsabilità che ci prendiamo?
Servono, specie alle giovani generazioni, esempi di buon agire, sana pedagogia umana e professionale. Non tutta la cultura che si produce fa bene e produce benessere. Non tutti coloro che si ritengono artisti, lo sono. Se ai ragazzi della scuola faccio vedere uno spettacolo inadatto e brutto, procuro del danno ai ragazzi e a tutte le categorie impegnate per la loro formazione e crescita culturale dei ragazzi. Chi ha fiducia e sostegno dalle pubbliche amministrazioni (parliamo di soldi dei cittadini) ha il dovere morale di esplicitare con standard di eccellenza la propria funzione e missione, di non nascondersi dietro le protezioni politiche, di non sentirsi artista a prescindere da tutto e tutti. Abbiamo il dovere di pretendere selezione e valutazione (il pubblico, gli esperti, la critica o chiunque svolga tali funzioni), trasparenza, rigore, efficacia dell’agire. E’ l’unico modo per dare dignità a quello che facciamo. Chi si occupa di arte e chi si occupa di governo della cosa pubblica dovrebbero tornare ad essere persone 'elette', persone speciali, aristocrazia nel senso letterale della parola. Essere migliori, essere i migliori. Nel pensiero e nella pratica. Nel progetto e nella gestione del progetto.
postato da Franco Ungaro il Fri 10 Sep alle 22:24 - Commenti(1)
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