mer 26 luglio 2017 - ore 09:54

IL SANTOLIVO. REQUIEM PER UN ALBERO DIARIO#3 - I CUSTODI DELLA MEMORIA



Sulle panchine in piazza, pazienti guardiani del via vai del paese, sull'uscio delle case a imbastire centrini immacolati, nei circoli, al bar. Molti, nonostante i divieti di figli e nipoti preoccupati dall'afa che non d tregua, ancora in campagna, a contare i rami buoni e quelli cambiati dalla malattia. Non si danno pace. Ad Aradeo, nel pieno di un'estate ennesima di lutto collettivo, sembra di avvertire un unico brusio riflettersi di strada in strada. Un sospiro. Una domanda a denti stretti. Una preghiera. Ben pi dei loro figli e dei loro nipoti, la vita degli anziani del paese legata a quella degli ulivi. Per anni, per decenni scandita dal tempo del raccolto e da quello della rimonda, devota alla fatica della cura, ma appagata da un placido senso di stabilit. Chini ai piedi di un albero, come al cospetto dell'eternit. Ora, con lo sguardo rivolto verso un cielo mutevole, incorniciato da rami secchi. Come venire a patti con la propria identit, se radicata a una memoria cambiata, arsa da una malattia oscura? Sospiri e domande stazionano di bocca in bocca nel paese, come una cantilena, come un mantra. Se ipotesi, studi e sospetti invadono il dibattito sulle cause della malattia, c' una verit altra che vale la pena di indagare. La raccogliamo come fosse un cesto di frutti maturi per farne il nostro olio, il racconto necessario che passa dalla vita intima delle persone. Decine di dialoghi condotti dalla regista Anna Stigsgaard e da Emanuela Pisicchio di Teatro Koreja, filmati da Giuseppe Pezzulla, che ci daranno un bagaglio di senso e una direzione. Dalle loro parole sono germogliati il coro e la parata dei cavalli, la processione e la vestizione funebre dell'ulivo. E altri esperimenti di immaginario di cui in questi gioni sono in corso le prove generali. Tamborrino Antonia Maria, nata ad Aradeo il 18.1.1940, 77 anni, una vestina nera a fiori gialli, i capelli raccolti, occhi vispi, una vita da raccoglitrice di olive. Ballavo tanto quando ero giovane. Mio padre teneva l'organetto. Noi facevamo le guardiane a un patrunale di Aradeo, abitavamo l. Mio padre per stare in compagnia si ccattau n'organetto e noi zzumpammu. Ma il primo ricordo che mi viene in mente quando ero ragazzina, che lu tata tenia la fune, chiamata lu cragnu, che si legava e si tirava la cima. E una volta sono rimasta appesa come una quaremma!. Ride Antonia, poi cambia espressione. Io quando passo per le strade e vedo gli alberi cos fulminati io mi sento male, veramente mi sento male. Ci vuole una vita a crescere un albero, poi lo vedi cos secco ed come te ti secca qualcosa dentro. Mi viene da lasciare e andare a pulirlo, un istinto mio perch tengo il sangue contadino. L'et dice basta, ma io voglio ancora lavorare. Antonio, 84 anni - alla bona salute! gli fa eco il gruppo dei compari ha 77 alberi, alcuni malati, altri no, e una certezza: Qualche nazione ha buttato qualcosa sugli ulivi, perch da anni e anni che mi ricordo non hanno avuto mai questa malattia. Sospetti, mostri, babau. Salvatore Tundo, nato il 30-9-'44, dice quello che vede. Non so se caduta dal cielo, se stata importata. Non so. Sta benedettissima Xylella, come si dice. Per secondo me che gli alberi non sono stati curati come una volta. Silvano Apollonio, che sta per compiere settant'anni, stato artigiano e consigliere comunale. Figlio di contadini, appassionato di fotografia, un archivio di cinquemila foto il suo tributo agli ulivi, la nostra storia salentina e del Mediterraneo tutto commenta - pensare all'ulivo significa tornare nella notte dei tempi. Ora ahim molti degli alberi centenari e millenari che pi hanno attirato la mia attenzione perch avevano forme particolari, molti, moltissimi non ci sono pi. O perch sono stati bruciati, o perch sono morti con la Xylella, o perch li hanno sradicati per abbellire le ville del Nord. un discorso che ferisce l'anima questo. Luigi Carlino, 77 anni, camicia stirata e viso che sembra quello di un nodoso tronco d'ulivo, non ha pi parole oltre quelle del suo canto. Oh verde chioma dell'ulivo penalizzata da questo mondo ingrato / del tutto sei inquinata oltre il fumo / pregiata pianta senza colpa, dell'uomo del progresso sei distrutta / e dello stesso uomo la mancanza se l'olio perder il gusto ad ogni pasto / Veloci nel progresso come il vento, ma il vento pi non porta l'aria pura. Anna li ascolta in silenzio, poi vede e rivede le registrazioni. Traccia 258. Traccia 286. Pu indicarle memoria. Cerca parole, espressioni, indugi, vie segnate per raggiungere una memoria che non le appartiene, porre l la propria temporanea residenza d'artista. Il mio lavoro di regista mettermi in ascolto di ci che dice il paese, di ci che racconta la terra spiega l'ulivo non il mio albero, il paesaggio danese ha altre essenze e altri colori, per non posso non restare colpita da questa morte: negli ultimi anni sono tornata pi volte nel Salento e ho visto la malattia avanzare, insieme alla sensazione di disagio che suscita. E poi torna ad ascoltare. Traccia 282. Traccia 246. Memorie, sogni, presagi, canti, pianti, preghiere, sorrisi, silenzi, sguardi. Tracce.
di Giorgia Salicandro - foto di Daniele Corricciati













postato da Koreja il dom 24 marzo 2019 alle 09:40 - Commenti(0)


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