gio 19 ottobre 2017 - ore 13:44

ECHI TRIBALI E RITUALI MISTICI PER LE "PREMESSE" DI MARISTELLA MARTELLA



di Beatrice Galluzzo

Propongo un esercizio dimmaginazione: figuratevi di essere in mezzo a un deserto, che si distende a perdita docchio. Intorno a voi solo chilometri di sabbia che sembra volervi ingoiare e una nullit cocente. Il sole infuocato e si erge nel cielo, beffardamente, come se fosse l soltanto per bruciarvi la pelle e asciugarvi gli occhi. A un certo punto, persi danimo, di forza e di speranza, udite un tintinnio lontano, come se provenisse da dietro una duna. Spingendovi al di l di essa, scorgete, con enorme sorpresa, un tumultuoso gruppo di donne berbere che danzano con grazia e ferocia.
Questa latmosfera che porta sul palco la compagnia Tarantarte, nata nel 2009 a Bologna, con lo spettacolo Premesse a kore, presentato in prima nazionale ai Cantieri teatrali Koreja. Quattro ballerine, Silvia e Laura De ronzo, Manuela Rorro, Alessandra Ardito dirette da Maristella Martella, offrono una performance di teatro danza che affonda le radici nel ballo popolare, turbinando vorticosamente allinterno di quellorizzonte geografico che saffaccia e si comprime sulle sponde dellantico Mare Nostrum, oggi detto Mar Mediterraneo, mutuando elementi musicali e gestuali sia dal Maghreb, sia dal nostro - chiamiamolo cos, non solo per effettiva locazione, ma anche e soprattutto vicinanza affettiva - Sud Italia; in un mlange etnico che attraverso i suoi echi tribali racconta una storia: una storia di donne. Sono loro, infatti, nucleo centrale e definitivo di questa narrazione che si rivela allo spettatore attraverso richiami arcaici, ma recanti un messaggio sempiterno. Il cuore dellesibizione, infatti, riposa in questincastro dantico e presente.
Vi , di fatto, la riproposizione di balli antichi, risuonanti di echi tribali che assumono quasi la forma di rituali mistici. Le ballerine volteggiano pi volte, creando cerchi concentrici e tenendosi per mano, creando legami dai quali, a volte, lo spettatore estromesso, come se fosse un viaggiatore che per caso ha avuto la fortuna di osservare una cerimonia tradizionale da un punto privilegiato, ma che comunque, deve rimanere nascosto. Altre volte, invece, accompagnate da quelle litanie tipiche di quella zona africana che sorride a noi europei al di qua del mare, le donne di Premesse a kore cercano disperatamente di raccontare, ma soprattutto raccontarsi, ovvero narrare attraverso i gesti la complessa storia di una femminilit, a volte castrata, a volte ostentata ma, con estrema necessit, vissuta.
In una prima parte, il movimento carico di una sensualit orgogliosa e, a tratti, irriverente rivolta in maniera ammaliante allo spettatore, il cui sguardo non pu fare altro che correre lungo i drappeggi degli abiti rosso porpora, scossi in una maniera elegantemente ipnotica. Questa la parte terrena, carnale, sanguigna. Ma c di pi, con una sublimazione che arriva necessariamente - non a redenzione- ma a compimento di quella parte legata alla corporeit. Daltronde, nel ballo tradizionale, la catarsi, lestasi, il raggiungimento di un livello pi alto di coscienza, arriva necessariamente attraverso il movimento, che frenetico, disperato, incessante, vorticoso. Il velo bianco lunico elemento esterno presente, ma che si rivela essenziale; volto a ricreare, in alcuni casi, un legame - tra s e lo spettatore, o tra s e il resto del gruppo - in altri casi, invece, un limite che nasconde la vista e la presenza dellAltro.
Attraverso i ritmi cantilenanti tipici di un Marocco antico e sabbioso, color terra e fango ma anche attraverso quella danza fatta di suggestioni contadine e terre aride che noi chiamiamo Taranta, si ricerca la realizzazione di s, concepita in una dimensione prettamente femminile che non pu essere disgiunto in questo caso dalla dimensione del mito. Di generazione in generazione, di madre in figlia, come un racconto tramandato di nascosto a bassa voce, vecchio come il tempo.


postato da Koreja il mer 16 gennaio 2019 alle 02:02 - Commenti(0)


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