mar 24 ottobre 2017 - ore 15:54

Zona 3 - Ritual quintet_1



di Beatrice Galluzzo

Zona 3. Dialogo soave tra musica e corpi

Un violinista, tre danz’autrici. Semplice, essenziale, privo di fronzoli. Si parla di “Zona 3”, una performance del gruppo VGA, fondato da Alessandra Gaeta, Claudia Gesmundo e Alessia Lovreglio. Accarezzate da una luce caldissima, si muovono come fili d’erba scossi da un alito di scirocco. A manovrare gli invisibili fili che connettono i corpi alla musica, Roberto Piccirilli, violinista.
Due arti che si incontrano e dialogano, arricchendosi reciprocamente attraverso un mutuale scambio di significati tra un suono conduttore e i movimenti sinuosi delle performer, scalze e di nero vestite. Ognuna strenuamente alla ricerca di una propria modalità espressiva, offre al contempo un’interpretazione individuale e una composizione gestuale gradevole e armoniosa in cui potersi ritrovare attraverso elementi diversi e a sè stanti, ma afferenti ad uno stesso disegno e medesimo flusso di coscienza.
Un’esibizione che non abdica ai suoi intenti di sperimentazione attraverso un uso oculato di elementi inusuali che creano una base sonora inedita, che sostiene la danza.


Ritual Quintet_01, la storia inquieta di una civiltà perduta

Una tribù di danzatori abitanti di una landa straniera balla e si contorce, con i muscoli che si flettono e la fronte madida di sudore. Devono sopravvivere e per farlo devono muoversi incessantemente, finché non stramazzano al suolo privi di forze. Finché le gambe non cedono. Attraverso una ritualità ossessionante intrisa di echi di antiche civiltà sepolte dalle sabbie e dall’asfalto, la comunità messa in scena dalla compagnia Menhir - progetto firmato da Giulio De Leo - cerca una propria dimensione spirituale e una risposta che si farà in realtà attendere, probabilmente, per i millenni a seguire.
In tutto questo, un dio distante agisce in maniera imperscrutabile. Pino Basile, avvolto da una nube di fumo denso, governa gli uomini. Li controlla e li possiede attraverso i comandi impalpabili che esercita tramite la musica e la voce. Venerato come un idolo, guida da lontano i destini di una tribù completamente soverchiata dalla forza mistica che li attraversa e li muove, fino al loro annullamento finale.
La morte è l’unico esito di un processo volto alla comprensione di un piano divino, che si compie attraverso e malgrado loro. Centrale è la ciclicità dell’esistenza. La comunità, alla fine, è destinata a dissolversi nonostante la ricerca vorace di un contatto con la divinità, nonostante la preghiera, nonostante il sacrificio. Poco male, pensa il dio. Verranno altri: nuove generazioni, nuovi corpi e nuove anime; pronti anch’essi a prostrarsi alla sua volontà. Anno dopo anno, secolo dopo secolo, piccole pedine inconsapevoli di arbitrio altrui. Ritual_Quintet parte da lontano, ma arriva a noi. La narrazione artistica procede seguendo sostanzialmente un’idea di storia, quella umana s’intende, condizionata, a quanto pare inevitabilmente, dalla vocazione all’Eterno Ritorno. In tutto questo, noi piccoli uomini dalle velleità metafisiche, ci contorciamo disperatamente, alla ricerca di un contatto celeste. Arriverà mai? O aspettiamo invano? In ogni caso, nell’attesa possiamo perderci anche noi nelle basi ritmiche offerte da una divinità teatrante munita di loop station e tamburi a cornice.


postato da Koreja il sab 25 maggio 2019 alle 09:01 - Commenti(0)


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