gio 02 novembre 2017 - ore 15:50

Sport e Xebeche del Gruppo Nanou



Di Beatrice Galluzzo

La solitudine dell’atleta nello Sport del Gruppo Nanou
Immersa in una solitudine che risuona di costanza e sacrificio, Rhuena Bracci è un’atleta. Quasi completamente immersa nel buio, volteggia e si aggrappa a una struttura in ferro che dà slancio e sostegno alle evoluzioni leggiadre di un corpo spinto fino al punto estremo di una perfezione formale, ricercata con estrema costanza. Gli unici suoni sono echi lontani, un vociare sparso; provienente da un luogo che circonda la ginnasta, ma non penetra le maglie strette di una meditazione ostinata. “Sport” analizza il lato intimo della preparazione atletica, cogliendo un lato inedito in quella linea temporale che lega il momento iniziale dell’allenamento (concentrazione, dolore, fatica) al momento ultimo della gara. Si riavvolge il nastro, dunque, e si prende in considerazione quel “prima” da cui tutto scaturisce.

Xebeche, la ricerca essenziale di movimento e di spazio
Un crescendo sonoro sincopato e incalzante, a cura di Roberto Rettura, fa da tappeto musicale per la performance “Xebeche” del Gruppo Nanou, lavoro di ricerca sinergica che si compone di una struttura complessa composta da otto ballerini, in relazione perpetua e crescente con uno spazio geometrico delimitato da bianche figure rettangolari che si stagliano sul pavimento, in mezzo a una scena altrimenti esclusivamente inghiottita da un nero soverchiante. Uno spazio esclusivamente in bianco e nero, come la pellicola di Jim Jarmusch, “Dead Man”, anno 1995, citata dal gruppo nella sinossi dell’opera. I corpi degli otto performer, mossi dalla coreografia rigorosa di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, si spogliano da ogni substrato emozionale per perseguire la ricerca essenziale di un corpo che si fa semplice veicolo di movimento, considerato sia nella singolarità individuale di ogni singolo performer, sia nelle armoniche composizioni in cui l’ottetto si ritrova. I corpi, distanti seppur legati da una prossimità scenica, imperterriti si muovono in uno spazio codificato che li unisce e li scompone, li avvicina e allo stesso tempo ne aumenta la distanza.
Anche lo spazio diviene materia pulsante, riempendosi e svuotandosi, venendo abitato e poi lasciato deserto. Anch’esso, materia grigia, fredda e inerte, diviene in realtà personaggio della performance. Lo spettatore non può che rimanere coinvolto da questo moto incessante e perpetuo, interrogandosi sulla narrazione singolare che riguarda ogni personaggio sulla scena. Una macchina perfetta costruita dalle singole gestualità segue un ordine rigoroso che trascende il corpo. La relazionalità segue un percorso di perfetta armonia che riempie e sfonda gli argini della visione.


postato da Koreja il sab 25 maggio 2019 alle 09:01 - Commenti(0)


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