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Il centro del lavoro è focalizzato sul rapporto tra i due personaggi, il dottore-creatore e il mostro-creatura e concentra l'azione in un momento ben preciso, un momento importante, critico, il momento in cui la creatura prende coscienza della sua condizione di alterità, della sua anomalia di creatura generata "oltre natura", in modo artificiale, senza storia, senza memoria, solo con una serie di desideri urgenti e forse irrealizzabili. Dall'altra parte, ossia dalla parte del dottore, il momento critico è rappresentato dal punto massimo di autoesaltazione, il momento in cui, vicino alla possibile definitiva riuscita del suo esperimento, vicino al raggiungimento della "perfezione", il delirio di onnipotenza raggiunge il parossismo e la sfida a Dio e alla natura raggiunge il suo culmine drammatico. La scena è una stanza-laboratorio, in cui si intravedono i precedenti esperimenti del Doktor: creature imperfette, inanimate, manufatti inutili e dove si intuisce l'irrefrenabile voglia di lasciare qualcosa ai posteri, di "registrare" l'accaduto, di documentare l'evento, quello della creazione, anche se malriuscito. È dunque nello scontro tra queste due figure, tra queste due "umanità" malate, che si dipana l'azione drammatica, senza però rinunciare ad alleggerire i toni con momenti di ironia, momenti in cui poter parlare di temi alti con leggerezza, perché grottesca si propone di per sé la situazione.
età consigliata: 15-18 anni
tecnica utilizzata: Teatro d'attore
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