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Gennaio 2020


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Scintille


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Tourneè

Teatro Stabile di Catania / Laura Curino

Scintille


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31 gen

immagine di copertina La compagnia

La compagnia

Mani operose e pensieri bislacchi, piedi veloci e parole irrequiete

L’esperienza di Koreja nasce negli anni ’80, nel contesto del teatro di gruppo, in un’idea di comunità in cui  è importante mettere in comune le differenze.

L’anima di Koreja è artigiana sin dalle sue origini, non commerciale. Il gruppo originario è composto da Salvatore Tramacere, Stefano Bove, Franca Carallo e Francesco Ferramosca: un piccolo gruppo di giovani in cerca di simboli, di riferimenti, di nuovo pensiero animato dal bisogno di fare teatro, in un Sud in cui il teatro non c’è.

Fondamentale all’interno del gruppo, oltre alla direzione artistica tenuta sin dalle origini da Tramacere, la visione internazionale apportata da Silvia Ricciardelli, napoletana d’origine, formatasi all’Odin Teatret per dieci anni. La sua scommessa è insegnare per un teatro che non esiste, una tipologia di lavoro in cui l’attore impara a produrre materiali che poi il regista elabora e trasforma in spettacolo. Nonostante la tecnica, la sua pedagogia, intesa come trasmissione di esperienza scenica, è quella applicata di fatto con i compagni di viaggio perché “il teatro che è come il mercurio: lo dividi, si apre e poi si riunisce. E’ un gioco di molecole che si aggregano e poi si disgregano in un susseguirsi di esperienze”.

La compagnia nasce, così, attraverso esperienze “autodidatte” fatte di sguardi, di tentativi, di errori, di sperimentazioni e percorsi; fatte di persone che ogni giorno si chiedono “che fare” e si interrogano sul “come” andare avanti mettendosi alla prova; interessate più ad un percorso dell’essere che ad un risultato da mostrare in un processo pedagogico in cui si passa da essere allievo-attore ad essere attore-pedagogo. Tutt’ora il nucleo artistico è caratterizzato da “pratica in cerca di teoria” che si fonda sull’incontro più che sulla parola scritta; sull’emozione e sulla relazione che sul diktat o su regole e tecniche codificate, nonostante il rigore e la disciplina governino l’agire. Piccole sconfitte e piccole conquiste aprono a nuove prospettive, offrono visioni, circuitano linguaggi, scritture ed esperienze in un processo naturale di cambiamento continuo. La marginalità originaria continua a rappresentare la predisposizione di vicinanza ai confini, a quei limiti che toccandosi fra loro, si intersecano contaminandosi. Ogni giorno si sceglie con forza di essere ancora artigiani, di mettersi in angolo per “guardare meglio” eliminando quelle barriere culturali e ideologiche che sono d’intralcio alla costruzione quotidiana di un teatro trans-culturale che parte dall’uomo.

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