La perdita di umanità, la solitudine, l’indifferenza, l’incapacità di vedere
Visioni
di Gigi Mangia
La perdita di umanità, la solitudine, l’indifferenza, l’incapacità di vedere: è la perdita del corpo, di non sentire il dolore, di non avere interesse verso l’Altro.
A Cadore, in provincia di Belluno, l’autista del pullman ha fatto scendere un bambino di 11 anni perché aveva il biglietto da euro 2,50 e non quello da euro 10, prezzo modificato per le Olimpiadi invernali.
Il bambino ha fatto vedere un blocchetto di biglietti, ma non sono bastati per l’autista, il quale non ha ammesso scuse e ha fatto scendere dal pullman il bambino, nella neve, alle ore 16:45, ormai in prossimità del buio.
Il bambino non ha perso il coraggio e, con le sue forze, a piedi, dopo due ore è arrivato a casa in stato di ipotermia. Sua nonna, avvocata di professione, ha esposto querela in Procura per abbandono di minore. L’autista è stato sospeso.
I bambini, come tutti i preadolescenti, sono quelli che usano per la loro mobilità i mezzi di trasporto pubblico locale, ma i loro diritti spesso sono violati o trascurati. Il trasporto locale nella tratta Belluno-Cadore, in particolare nel pomeriggio, è affollato dagli studenti, dagli insegnanti e dai lavoratori che rientrano nelle loro case dopo una giornata di lavoro; per questa ragione i pullman sono sempre strapieni.
Manca il rispetto degli studenti, i quali dovrebbero avere gratuito il servizio di mobilità per raggiungere la scuola, invece di essere penalizzati.
Mi chiedo come sia stato possibile che nessuno si sia accorto delle difficoltà del bambino, di andargli incontro, magari pagando il biglietto.
Come mai a nessuno è venuta in mente l’idea di chiamare, col proprio cellulare, la famiglia del bambino, il quale era sprovvisto del cellulare?
Perché l’autista non ha accettato i biglietti del bambino per compensare il costo del biglietto modificato per le Olimpiadi?
Come mai l’autista non ha avuto nessuna sensibilità verso il bambino, facendolo scendere nella neve, al freddo e al buio?
Come mai nessuno dei passeggeri a bordo ha voluto vedere la violenza e la solitudine del bambino?
Spesso siamo soli: la nostra stanza è quella senza mura, abitiamo nello schermo dello smartphone e l’algoritmo regola i nostri interessi, le nostre emozioni e riempie di immagini il nostro pensiero.
Perdiamo così la percezione del nostro corpo, non percepiamo più il dolore, non ci sentiamo più interessati al dolore degli Altri. Siamo individui soli, isolati, indifferenti, incapaci di vedere, di reagire, perché abbiamo perso l’umanità. La crisi ci coinvolge nella paura e noi non sappiamo più come rispettare i bambini e i preadolescenti, ai quali abbiamo chiuso gli occhi, e soprattutto non siamo più capaci di ascoltarli. Le nuove generazioni sono il futuro: la nostra strada obbligata è quella di ascoltarli, di capire le loro esigenze, di rispondere alle loro difficoltà.
