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immagine di copertina MODUGNO. PRIMA DI VOLARE: un viaggio tra la terra e il cielo   

MODUGNO. PRIMA DI VOLARE: un viaggio tra la terra e il cielo   

Critica
di Sabrina Console

Domenica 7 dicembre 2025 è andato in scena, al Teatro Koreja, lo spettacolo teatrale “Modugno: prima di volare”.

A guidare il racconto è un narratore omodiegetico: Angelo De Matteis, autore del libro “Io, Domenico e me”, un progetto di profondo scavo nella vita di Domenico Modugno, che ristruttura brillantemente per il teatro nella messa in scena curata da Salvatore Tramacere, regista e co-fondatore dei Cantieri Teatrali Koreja.

La storia è quella di Domenico Modugno, ma non quello che siamo abituati a conoscere.

Il protagonista è Mimino, un giovane ragazzo di provincia, nato a Polignano a Mare e cresciuto a San Pietro Vernotico che, con gli occhi pieni di sogni e la voglia di volare nel cuore, parte per Roma e inizia la sua gavetta nel mondo dello spettacolo, accettando compromessi, come accreditare l’errata convinzione che lo vedeva siciliano di nascita, per causa di un accavallamento linguistico.

Sono proprio le radici, invece, le colonne portanti di questo racconto, a cui era saldamente legato. Vengono evocativamente descritte con cura, tanto da dare allo spettatore la sensazione di rivivere sulla propria pelle lo scirocco caldo della puglia, l’odore di terra secca, la vista del mare che riflette la luce del sole, la luna che tinge d’argento la piazza bagnata di pioggia, le feste di paese e le serate al piazzale della rotonda.

Qui Enrico Stefanelli ed Emanuela Pisicchio si destreggiano sul palcoscenico in una continuità metamorfica dei personaggi, attraverso un lavoro attento sulla mimica facciale e sull’uso della voce, in dialogo con i costumi, protagonisti in scena e collocati come fossero un percorso di tappe obbligate.

Ed in una armonica danza di parole e musica impariamo a conoscere i ritratti delle persone che, qualche sogno fa, hanno intrecciato il proprio vissuto con quello di Mimino.

È commovente la dichiarazione d’amore, interpretata da Stefanelli nei panni di Modugno, al suo primo amore: Lucia.

“Sono ancora legato a te dall’affetto della memoria, eri bella fra le belle […]

Spero di non incontrarti mai, perché non vorrei leggere sul tuo viso lo stesso stupore che forse leggeresti sul mio: lo stupore del tempo che è passato.  Lucia… primo amore mio.”

Una testimonianza che non lascia indietro il ricordo delle persone che vengono relegate ai margini di ciò che è comunemente considerato “normale”.

È messa in luce la figura di Pippi “Lu Frasulinu”, un uomo di suggestiva sensibilità, con la passione per la musica, che si è confrontato con la realtà di un cuore spezzato e si è lasciato cadere per strada, deriso, incompreso, animando le piazze con il suo canto mascherato di spensieratezza e gli occhi che non ridevano mai.

L’uomo dietro l’artista, l’ambizione della fanciullezza, l’ ebbrezza dei primi amori, il legame con la propria terra, con le persone che l’abitavano, l’irrefrenabile passione che spinge a partire e tessere le fila del proprio destino.

È di questo che parla “Modugno: prima di volare”, uno spettacolo che ha strappato agli spettatori in sala più di un applauso, incontenibili risate, qualche lacrima e il desiderio di tornare a teatro per rivivere ancora e ancora la magia di quello che è stato.

La vita di Domenico Modugno: “Una storia beddha, ma talmente beddha che cu la cunti pare nu sogno”.

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