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immagine di copertina C’è chi subisce di più la discriminazione

C’è chi subisce di più la discriminazione

Visioni
di Gigi Mangia

In Europa ci sono 100 milioni di disabili. In questa cifra di persone disabili, si nasconde una realtà taciuta: quella delle donne e delle ragazze disabili, vittime di forme di discriminazione molto più gravi. A denunciare la gravità di questo fenomeno sociale è stato IL FORUM EUROPEO DELLA DISABILITÀ.
Essere donna disabile significa vivere una doppia esclusione, si parla di discriminazione intersezionale, che nasce quando fattori, come genere, etnia, orientamento sensuale condizione economica, stato migratorio, uniti causano ostacoli pesanti e radicati nel sentire comune. L’unione europea ha pubblicato le linee guida contro la discriminazione senza risolvere però il problema.

Nei Paesi di crisi e di guerra le donne sono più esposte alla violenza e sono più vulnerabili. Le donne con disabilità sono escluse da molti ambiti della vita: dal lavoro all’istruzione, dalla salute alla casa come anche nella politica. Nei Paesi del Sud del mondo, in particolare nelle aree rurali nella loro vita affrontano rischi quotidiani per accedere all’acqua, ai servizi igienici. Barriere architettoniche, scarsa accessibilità dei servizi sanitari e ostacoli legali, limitano di fatto, i diritti delle donne e delle ragazze disabili, riconosciuti da tutte le convenzioni dei diritti umani.

È diffusa una cultura di preconcetti che penalizza la donna disabile, perché viene considerata debole, priva di iniziative e quindi incapace di autodeterminarsi.
Delle donne e delle ragazze disabili sono state una pagina secondaria nel fenomeno del femminismo.
Per raggiungere l’obiettivo di liberare le donne senza aggettivi dalla violenza serve un grande impegno per allargare l’orizzonte della vita delle donne, di tutte le donne, aprendo un faro di conoscenza, di visione delle fragilità delle donne, che le impediscono di vivere libere. La disabilità è una gabbia, uno svantaggio per le donne che solo la cultura può abbattere, e quindi può realizzare una società in cui non c’è più chi subisce molto la discriminazione.
Per cancellare la violenza contro le donne, bisogna liberare le ultime, le più fragili: serve un grande progetto di pedagogia sociale per promuovere un nuovo Umanesimo, nelle cui pagine finalmente non scrivere mai più di violenza contro le donne.

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