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immagine di copertina Il cantico delle creature

Il cantico delle creature

Visioni
di Gigi Mangia

Il cantico delle creature di San Francesco compie 800 anni e il suo messaggio è ancora vivo nei nostri giorni.
Il cantico di San Francesco compie 800 anni di vita ed è ancora una delle prime pagine fondative della letteratura popolare, all’origine della letteratura italiana. Il cantico del frate di Assisi è l’inizio di una visione del pensiero che vede nei corpi, nella relazione con la natura la bellezza della vita, il dono fatto da Dio all’essere umano.
Le parole chiave usate dal Santo sono: Fratello, Sorella e Madre Terra. Il frate di Assisi, disegna una geografia dei sentimenti interiori, in cui sentire, vedere, conoscere e scoprire, sono i momenti che regolano il rapporto Uomo-Natura, il paesaggio esteriore con i sentimenti più profondi del pensiero. Ma fratello, sorella e madre sono anche i verbi con cui il frate cerca di delineare una chiesa di solidarietà, lontana dalla guerra. San Francesco dovette scontrarsi con la chiesa di Roma, rischiò infatti di essere accusato di eresia ma ala fine il Papa Onorio III riconobbe il suo movimento. San Francesco era per il dialogo fra le religioni del mediterraneo e soprattutto si battè per la difesa dei poveri secondo l’insegnamento del Vangelo.
Il principio di Fraternità, come valore fondativo delle differenze, è il dialogo fra religioni monoteiste in lotta nella città di Gerusalemme, distrutta dalla guerra, oggi rendono quanto mai attuale il Cantico del Frate. La Chiesa con Papa Francesco è stata la voce morale più alta che si è battuta per fermare la guerra e avere la pace. Con la sua morte Papa Francesco lascia un mondo in guerra, la quale potrebbe cambiare definitivamente il rapporto mondiale tra i popoli. Il mondo è angosciato e la voce più alta è quella che chiede la Pace e il rispetto della natura ma i grandi della terra rispondono offrendo guerra e distruzione. Lunedì 5 Maggio il gabinetto di Governo del Presidente di Israele, Benjamin Netanyahu, ha approvato l’occupazione della striscia di Gaza, bombardando per espellere definitivamente i Palestinesi verso il sud, nel piccolo lembo di striscia verso Rafha mettendo in fuga più di 2 milioni di palestinesi, costringendoli a subire fame e morte.
Siamo in una crisi terribile, con 52 guerre e con il rischio di avere la guerra nucleare fra India e Pakistan. In un mondo di crisi i poveri non lottano pù per il lavoro, lottano invece per difendere la vita, per vincere la paura della morte.
La guerra distrugge, la terra non è più la madre che da frutti succosi e colorati del cantico di San Francesco ma un cielo aperto di morti innocenti.
Personalmente mi sento di condividere e sostenere l’appello degli intellettuali “Gli Ultimi Giorni di Gaza” per salvare i palestinesi dalla violenza della guerra e soprattutto difendere il diritto di avere la loro terra.

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