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Marco Gatto (Altreconomia)

Il meridionalismo di Alessandro Leogrande


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24 Ott

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Produzioni

Per fare un teatro di mani, pensieri, piedi e parole, di cuori, di occhi e di sogni

di Adriana Zamboni e Lucio Diana

Terra (2001)

Dedicato alle settemila querce che Joseph Beuys
ha voluto piantare nella città di Kassel

L’azione teatrale individua nella ricostruzione di alcuni ambienti naturali l’esplorazione della crosta terrestre in rapporto all’ esplorazione del pianeta uomo: vediamo le ondulazioni di un paesaggio collinare, percorriamo i sentieri lungo il pendio di una foresta montana, navighiamo tortuosità di fiumi, coltiviamo campi e pianure. Il colore e la materia acquistano un forte senso narrativo ed emozionale: cerchiamo un riconciliamento con l’armonia della natura, con l’impietosa bellezza, con la tumultuosa e brillante forza dell’Universo, con noi stessi. Meraviglia, sintonia, devozione, smarrimento verso la grandezza, la semplicità e l’imperscrutabilità del creato. La contemplazione
della natura, della sua comprensione, dei ritmi delle sue trasformazioni sono l’origine della comunicazione fra gli uomini, dell’impulso a dar vita alla poesia, all’arte, alla scienza: ma l’uomo non può essere colui che cerca di dominare incontrastato la natura, deve trovare l’equilibrio nel ricongiungimento ai ritmi “naturali”. “Non è più importante incidere segni grandiosi di dominio, violenti e possessivi nel paesaggio, ma segnare nuovi messaggi simbolici, capaci di riverberare nella società” (Vittorio Fagone da Art in Nature). E allora cos’è la foresta pluviale se progressivamente il nostro corpo ne perderà la memoria? E la tundra, la taiga, la prateria? Seducenti nomi per comprare otto giorni, volo compreso, una boccata di naturalità?
L’azione teatrale si articola in sei quadri: la forma; una passeggiata; le colline; la semina; il fiume; gli alberi. Si compone di visione e di suono. Ciò che si vede è la costruzione di uno spazio data da azione pittorica, movimento, scultura.
Il suono è una composizione musicale originale: sonorità ambientali, voci di bambini, melodie tradizionali, nuovi temi che si uniscono alla parola, ai brevi racconti, alle didascalie.
Lo spettacolo termina con una piccola cerimonia “vitale” che consiste nel piantare un giovane albero nei pressi del teatro o nel giardino di una scuola che abbia partecipato alla rappresentazione.


con Adriana Zamboni di Adriana Zamboni e Lucio Diana
musiche originali Andrea Pozzoli collaborazione all allestimento Domenico De Maio cura tecnica Mario Daniele foto di Giorgio Sottile

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