I morti invisibili del ciclone Harry
Visioni
di Gigi Mangia
Sono più di mille i morti in mare dell’uragano Harry, non li conosciamo perchè l’informazione sui migranti é stata sempre bendata. Non vedere, non parlare, evitare di sentire porta l’uomo nell’indifferenza, l’immoralità civile dell’Europa che sequestra nei carceri a cielo aperto i poveri migranti, i quali subiscono violenza, torture e stupri, in particolare le donne.
Contro questa morale incivile ci invitava a lottare Alessandro Leogrande per superare il muro di indifferenza e non voltare mai le spalle ai poveracci. Sono partiti dalla Libia, dalla Tunisia, in barconi di fortuna. Sono scappati dalla guerra dei loro paesi, dalla fame e dalla schiavitù per trovare nell’Europa dei diritti Fortuna, dove progettare una vita dignitosa in cui avere il riconoscimento del diritto di un futuro civile : senza fame, senza guerra. Non conosciamo le loro lingue, i volti e i luogi delle loro terre, li sentiamo e li percepiamo solo come nostri nemici, abbiamo paura e non siamo capaci di integrarli. Non conosco le biografie dei morti in mare e non conosco i segreti dei loro corpi, ma sento il dolore, la fatica, l’energia interiore della loro lotta per essere riconosciuti cittadini da rispettare, da accogliere e integrare. Il grande progetto dell’integrazione dei popoli del mediterraneo é fallito perché alla politica é mancata la volontà di promuovere l’Europa senza frontiere.
È mancata la volontà per favorire e promuovere un nuovo umanesimo sociale delle convivialità capace di rispondere alle nuove esigenze integrando le diversità. L’Europa dei popoli é riuscita a realizzare la moneta unica dell’euro e il mercato comune ma é fallita tradendo la storia e la cultura dei grandi valori a partire da quelli della civiltà greca diventando più povera e più debole nella nuova geografia internazionale delle grandi potenze politiche.
