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immagine di copertina Note ai margini di un laboratorio teatrale

Note ai margini di un laboratorio teatrale

Andare a fondo

Visioni
di Emanuela Pisicchio

A dicembre ho cominciato un laboratorio teatrale con un gruppo di ragazzi e ragazze del Liceo Linguistico Virgilio-Redi di Lecce. Nella palestra del liceo ci sono Martina, Cristina, Beatrice, Simone, Giulio, Gaia e Claudia. Camminiamo insieme, come facciamo sempre all’inizio di un nuovo lavoro. La luce nella stanza è fredda. E il freddo si sente anche sulla punta delle dita. Ma camminiamo, guardandoci con un piccolo sorriso obliquo. Con gli occhi arresi e curiosi. E il passo svelto, vivo. Camminiamo e in un attimo siamo un corpo solo, un respiro unico, un’unica coscienza fatta di sguardi diversi. Qualcosa è accaduto. Possiamo cominciare.Il tema del nostro lavoro è “Il Nostos di Ulisse” e le due parole che guideranno il nostro viaggio sono nostos e oikos. Sono suoni aspri eppure carichi di immensa dolcezza. Il ritorno e la casa. Il tornare a casa. Abitando il tema dell’attesa del ritorno, ho chiesto loro di scrivere la propria attesa attraverso gli occhi di Penelope e di Ulisse. Quelle che seguono sono le parole della Penelope di Cristina.

Non ho nulla da aspettare.

All’inizio pensavo di sì. Pensavo che avrei dovuto aspettare a lungo la prossima passeggiata, il prossimo incontro con la persona a cui tengo. Mi sentivo in gabbia, in quest’attesa. Ho sempre goduto di ogni istante, apprezzato profondamente ogni piccola cosa, ogni incontro, ogni passo, ogni giornata. E mi manca poter apprezzare tutto questo vivendolo ancora. Ma a volte le pause sono necessarie e allora non c’è nulla da aspettare. Erano queste pause ad aspettarci. Anche se apprezziamo sempre ogni istante e diamo valore alla nostra vita, anche se siamo abituati ad andare dentro di noi e vedere tutto ciò che non va bene ed anche quello che va bene nella nostra vita, ci sono sempre momenti in cui si può andare ancora più a fondo. E chi non l’ha mai fatto forse si renderà conto di questo ed inizierà a farlo. È uno di quei momenti che chiedono di andare a fondo, ancora più a fondo. Ed è meraviglioso vedere come cose che già erano chiare, diventano ancora più limpide e la vita inizia a diventare trasparente. Non c’è nulla da aspettare. Se aspettiamo qualcosa siamo insoddisfatti. E invece dobbiamo imparare a non avere bisogno di aspettare per ottenere qualcosa più tardi, ma dovremmo vivere intensamente questo momento che è quello che conta. Anche se siamo soli in una stanza. L’amore, se c’è, resterà. Cristina

In foto: The family – Egon Schiele

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