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immagine di copertina L’eternità della voce: …semplicemente, Koreja

L’eternità della voce: …semplicemente, Koreja

Critica
di Daniela de Rosa*

Non sono personaggi in cerca d’autore quelli ammirati in scena durante un matinée di aprile ai Cantieri Koreja, ma donne fragili e forti allo stesso tempo  che, grazie alle loro lettere, condividono il loro vissuto di dolore col giovane pubblico in sala: abbiamo imparato a conoscere e immedesimarci in Fillide, Enone, Arianna, Fedra e Medea, le cui vite sono state portate in scena dalla compagnia leccese, nello spettacolo PER PRIMO AMORE.

Ogni racconto, affidato alla sapiente regia e allestimento site specific di Salvatore Tramacere, regista della compagnia, è così ben sintetizzato che anche chi non conosce nel dettaglio la storia delle singole eroine coinvolte può seguire la loro vicenda e immedesimarsi in essa. Le attrici, infatti, danno voce ad ognuna di loro col sapiente supporto dell’allestimento scenico: con le luci che le puntano nel momento della declamazione e così anche il coro che le sostiene; gli abiti di scena, il cui colore (il bianco) sottolinea la purezza delle eroine, in contrasto con gli abiti neri e rossi che connotano, invece, il genere maschile, portatore di tenebra e sangue.

Le stesse donne abbandonate e tradite dai loro compagni, nel corso della rappresentazione, si trasformeranno per dare voce ad una sofferenza ancora attuale narrandola in lingue diverse, attraverso canti e racconti, rendendoci così partecipi di un destino a loro sfavorevole. E saranno
proprio questi canti, alcuni dei quali corali, che riporteranno in vita un coro, spesso zittito dalla Storia.

Forza dell’intero spettacolo sono le stesse attrici che, nonostante i diversi caratteri, sono accomunate da uno spirito di collaborazione e ascolto, che le rende così tenaci nel perseguire i loro scopi, tanto da accomunarle a tutte le donne che ancora si rivolgono a quegli uomini che le hanno profondamente ferite. È emblematico come, a tal proposito, al termine dello spettacolo, siano proprio loro a condurci verso un uomo seduto, con lo sguardo fisso nel vuoto, metaforicamente accasciato su se stesso, quasi a simboleggiare la sconfitta: un uomo che non ha nulla più da dire in risposta al grido di dolore che lo interpella.

Con questo spettacolo la compagnia ancora una volta vuole “essere un coro che fa eco lontano lontano’’: il fine di Koreja è quello di poter coinvolgere nella propria riflessione il più ampio pubblico possibile, come fecero già altri letterati, nel corso dei secoli, che affidarono all’eternità la loro vita, nella speranza di poter ritrovare se stessi, grazie alle tante domande suscitate in noi dal mistero infinito dell’amore narrando di donne annientate da questo sentimento.

Ma ci siamo mai chiesti come cambierebbe la società, traendone giovamento, se tutto questo amore potesse esprimersi appieno? Nonostante la sensibilizzazione che si sta cercando di portare avanti, ancora oggi vengono compiuti atti di violenza nei confronti del genere femminile che continua a lottare per occupare il posto che gli compete nella comunità. Ancora oggi, se abbiamo bisogno di sensibilizzare l’animo umano perché abbatta le barriere interiori, dovremmo riflettere ulteriormente su cosa è veramente l’amore: è ancora quel sentimento che ci trasforma, rendendoci fragili e forti allo stesso tempo, che ci apre la strada al cambiamento, che non significa egoismo ma altruismo? La speranza che ci anima, grazie agli spunti di riflessione offerti da Ovidio e Koreja è che Amore non sia involuzione ma ciò che può trasformarci in cittadini migliori, portatori degli stessi doveri e diritti.

A tal fine ringraziamo quanti hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo: Elena Bucci, a cui si deve la cura artistica; Giorgio Distante per le musiche originali; le attrici Giorgia Cocozza, Alessandra De Luca, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Anđelka Vulić e i tecnici Alessandro Cardinale e Mario Daniele. Questo per dare voce a tutti quegli uomini e quelle donne che fanno del Teatro la loro ragione
di vita, rimarcandone la funzione primaria che, ponendo al centro l’uomo, riscatta coloro che non hanno avuto la possibilità di esprimersi e vivere appieno la propria esistenza. Ricordiamo con le parole della stessa compagnia che “non ci sono nemici se non la paura e l’ignoranza’’: la bellezza dell’arte sarà quel balsamo che renderà più leggera la strada da percorrere nel perseguire i nostri obiettivi e ci arricchirà di nuovi stimoli.

Vogliamo quindi ringraziare Koreja e augurare buon cammino a tutti i viaggiatori dell’esistenza che, grazie al Teatro e insieme al Teatro, cambieranno il Mondo. D’altronde, come ci suggerisce Shakespeare in “As you like it’’: “All the world’s a stage and all the men and women merely players’’. Sia pertanto la nostra vita spunto di riflessione per costruire un mondo migliore.

*Daniela de Rosa è professoressa di lingua inglese presso il Liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli e studentessa presso l’Università del Salento, CdL DAMS.

La recensione è pubblicata nell’ambito del Progetto Giovani sguardi

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