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Teatro Koreja/Babilonia Teatri

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immagine di copertina Opinioni  di un virus

Opinioni di un virus

Interviste
di Gianni Pignataro*

“Non era un realista e io neppure, e sapevamo entrambi che gli altri, con tutta la loro banalità, erano soltanto dei realisti, stupidi come tutte le marionette che si toccano mille volte il colletto ma non riescono mai a scoprire il filo che le fa muovere”. 

(da Opinioni di un clown di Heinrich Böll)

G: Mi chiamo Gianni. E tu chi sei?

V: Il mio nome è Covid, Covid 19.

G: Così sei tu il famigerato Covid 19?

V: In persona, anzi in coronavirus. A dirla tutta il mio nome per intero sarebbe SARS CoV 2, ma puoi chiamarmi semplicemente Covid.

G: Ah, grazie. Sei piuttosto gentile per essere un assassino.

V: Assassino io? E perché mai?

G: Allora dimmi come definiresti uno che fin qui ha infettato e ucciso due milioni e mezzo di persone.

V: Uno che ha semplicemente fatto il proprio dovere.

G: Ecco, la tipica giustificazione dei nazisti a Norimberga.

V: Con la “piccola” differenza che loro avrebbero potuto scegliere diversamente, mentre io no.

G: Ah, no? Quindi tu non avresti libertà di scelta.

V: No, non posso che assecondare la mia natura.

G: Dunque la tua natura è quella di uccidere?

V: Non esattamente. Voglio soltanto replicarmi e perpetuare la mia specie.

G: A danno della specie umana?

V: Purtroppo la morte degli organismi viventi, che mi ospitano, è uno spiacevole effetto collaterale.

G: Uno spiacevole effetto collaterale. Stai dicendo che sei pentito?

V: Niente affatto. Sto dicendo che farei volentieri a meno di uccidere, potendo.

G: Non capisco. Spiegati meglio.

V: Devi sapere che non ho alcun interesse a uccidere gli umani. Anzi, mi diffonderei molto più rapidamente, se chi mi ospita non perdesse la vita.

G: Qualcosa di simile a quanto accade con l’influenza, intendi?

V: Precisamente. Piuttosto voi umani mi state facendo la guerra con tutte le armi a vostra disposizione, dalla distanza sociale ad una batteria di vaccini quanti non se ne sono mai visti prima.

G: Scusaci, se proviamo a sopravvivere. Perciò addirittura adesso saresti tu la vittima?

V: Non esiste alcuna vittima. E allo stesso modo non esiste alcun carnefice.

G: Tutto nella norma allora?

V: Più o meno. Questa pandemia non è la prima nella storia del mondo, non sarà l’ultima.

G: Se ti riesce, potresti essere giusto un filo meno cinico?

V: Non sono cinico. Semplicemente non giudico e a mia volta vorrei non essere giudicato.

G: Formazione cristiana, direi. Così, a naso.

V: Se ti fa piacere, mettila pure in questi termini.

G: Dunque sbaglio a considerarti come il nemico pubblico numero uno?

V: Ti ringrazio di avermi posto questa domanda, perché mi consente di esplicitare che oggettivamente entrambi abbiamo interesse alla sopravvivenza della rispettiva specie. Dispiace che al momento innegabilmente le nostre comuni esigenze appaiano inconciliabili l’un l’altra. Tuttavia mi sento di non escludere che in futuro si possa addivenire ad una soluzione di compromesso, che risulti soddisfacente per la totalità degli attori in campo.

G: Ma ti senti? Parli come un vecchio notabile democristiano.

V: Non mi pare di aver usato l’espressione “convergenze parallele”, come pure avrei potuto.

G: Bene, vedo che non ti manca un certo senso dell’umorismo.

V: Il senso dell’umorismo, il cinismo e tutte le altre “etichette” che mi hai appioppato finora sono nient’altro che categorie umane.

G: Spiacente, ma non ho altri strumenti.

V: Appunto, la tua è la classica visione antropocentrica.

G: Stai a vedere che alla fine della fiera quello sbagliato sono io.

V: Ancora insisti su questo tasto. Te l’ho già detto, in questa vicenda nessuno è sbagliato, nessuno è giusto.

G: Tu però hai già causato la morte di due milioni e mezzo di persone. Per me sei come Hitler.

V: Mi permetto sommessamente di ricordarti che Hitler non era un virus, ma un essere umano.

G: Per caso stai velatamente sostenendo che gli esseri umani siano i peggiori nemici di loro stessi?

V: Questi sono affari vostri. Personalmente ho altro, a cui pensare.

G: Come infettare il maggior numero possibile di miei simili?

V: Per l’appunto. Mi sa che ho già perso troppo tempo.

G: Con me caschi male. Indosso sempre la mascherina, mi lavo spesso le mani, pratico il distanziamento sociale e non vedo l’ora di farmi vaccinare.

V: Buon per te, amico mio. Vorrà dire che troverò qualcuno meno attento di te.

G: Ma, in conclusione, che razza di mostro sei?

V: Sono il Covid, te l’ho detto. E faccio collezione di umani.

Azzerare i pregiudizi, demolire le sovrastrutture. A questo ci abitua il teatro. Perché il teatro ha un altro tempo e uno sguardo diverso. Osservare il mondo con gli occhi degli altri è un esercizio difficile. Alcune volte doloroso, altre perfino divertente. Sempre interessante e utile, anzi assolutamente necessario.

* Gianni Pignataro è un addetto stampa con la passione del teatro. Di sé dice: “nato appena prima dell’anno che cambiò il mondo, posso vantarmi dicendo: io c’ero!”

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