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Aprile 2020


08 ago

Stefano Massini /Ex Convento dei Teatini

Dizionario inesistente

Produzioni

Per fare un teatro di mani, pensieri, piedi e parole, di cuori, di occhi e di sogni

Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno

Iancu

un paese vuol dire

Questo è il racconto di una giornata.
Una domenica dell’agosto del 1976 in cui la grande Storia, quella con la S maiuscola, invade la vita e le strade di un paese del Salento. Un famoso bandito, fuggito dal carcere
di Lecce due giorni prima, è stato riconosciuto mentre si nasconde nelle campagne del paese. Inizia così una tragicomica caccia all’uomo che coinvolge un po’ tutti, bambini compresi.
Ma questo non è solo il racconto di una giornata.
È il racconto di un’infanzia e degli inganni e le illusioni che la circondano. Ed è soprattutto il racconto di un’epoca.
Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni viene ricostruito il mosaico del ricordo: uno strano e deformato affresco di quegli anni nel profondo Sud. Un sud che oggi non c’è più,
piazze e comunità che si sono svuotate e si sono imbarbarite, o sono state svendute. Con quegli occhi a volte spalancati, altre socchiusi, altre ancora addormentati e in sogno,
si racconta un mondo, frammenti di storia e di uomini e di donne, di battaglie tra bande e rivali e giochi pericolosi.
Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco. Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi, chissà poi perché.


di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno con Fabrizio Saccomanno regia Salvatore Tramacere scene e luci Lucio Diana foto di Lucia Baldini tecnici Mario Daniele e Angelo Piccinni cura della produzione Laura Scorrano grazie a Giulio Petruzzi e alla comunità di Tuglie (Le)