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Misericordia

immagine di copertina Noi siamo oggetti familiari

Noi siamo oggetti familiari

Parole scelte del Liceo "Virgilio - Redi " di Lecce

Visioni
di Giulia Falzea

Sono esistenze quotidiane che si ripetono sempre uguali. svegliarsi, forse non togliersi neppure il pigiama, dedicare la maggior parte del tempo alle videolezioni e alle serie su Netflix. Gloria, Alessia, Irene, Martina, Benedetta e Marina mi concedono un’ora a settimana del loro tempo scandito a piccole porzione di vita. Che a sedici anni dovrebbe essere fuori di casa. E invece, “Bisogna resistere”, come mi dice Irene, che è più adulta dell’età che ha. E bisogna circondarsi di oggetti che sono familiari e rassicurano e non spaventano e significano il dentro e il fuori, il prima e il dopo. E bisogna farsi oggetti, per essere rassicurati e non spaventarsi. Per questo terzo incontro via MEET con le ragazze del “Virgilio Redi” di Lecce ho scelto una poesia di Amelia Rosselli, poetessa ed etnomusicologa Italiana, _C’è come un dolore nella stanza da “Documento” (1966-1973)._ Ho chiesto alle ragazze di sceglierne un verso, farlo proprio, poi scegliere un oggetto quotidiano e a partire dal verso scrivere cosa significa l’oggetto per loro. Infine usare il corpo, il volto, per farsi oggetto. Per appartenersi, per ricordarsi di essere vive, come le loro voci, che secche, senza artefatti si rileggono e si guardano.

I volti:

Il testo:

Èd è superato in parte perché mi sento libera È superato
in parte:

Ma vince il peso degli oggetti,

Il loro significare e

Aggrappata – non più al collo –

Riscalda solo gli altri cappotti,

La mia sciarpa.

Il loro significare peso e perdita,

come le violette che mi raccoglieva sempre il nonno.

Il loro significare peso e perdita,

come la grande giacca grigia di mamma che mi abbraccia
prima di dormire Comprato in luoghi che non voglio ricordare e ogni volta che
lo guardo, lui mi guarda, sbattendomi in faccia tutta la verità Come nulla
posso sapere della tua fame pigiamino mi ricorda la mia cameretta d’inverno
Come nulla posso sapere della tua fame queste foto mi ricordano il mio passato
i miei genitori e la mia casa Può ben situarsi un rovescio di un destino, cuore
rosa scrigno dei miei segreti, la mia acqua dalle mille fragranze che profuma
di libertà Di uomini separati per obliquo rumore è come se li toccassi con mano
mi fa percepire la loro presenza mi ricorda che sono più vicini di quanto io
possa pensare

Le voci: https://soundcloud.com/koreja/noi-siamo-oggetti-familiari

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