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immagine di copertina rassegna LA NUOVA ABITUDINE

Teatro dei luoghi >festival internazionale //

il passato è un paese straniero

2023

Societas/Compagnia Mòra/Claudia Castellucci

LA NUOVA ABITUDINE

foto LA NUOVA ABITUDINE

Entriamo da spettatori nell’humus delle regioni europee settentrionali; un humus rivolto a oriente; un humus russo. Ciò che avviciniamo è il canto Znamenny, un antico canto liturgico ortodosso, di impronta greca, che si fonde con la tradizione rurale della musica russa. In questo contesto ci situiamo concretamente, con la tecnica di una danza intuitiva; con una conoscenza corporale primitiva; con la tecnica di una assimilazione che vuole mantenersi spettatrice, con discrezione e riguardo. Una nuova Abitudine, un abito nuovo. Avremo riguardo di una musica che è entrata a far parte della vita concreta delle persone al punto da farsi liturgia. Soprattutto lo avremo nell’utilizzare questa musica come basamento di una danza che cammina e che impara il movimento dai moti del fumo e dagli assalti spirituali della notte.

Quando l’assalto contro le condizioni più alienanti dell’esistenza è condannato a essere vano nel luogo dove esse vigono, è decisivo fuoriuscire dalla loro sfera d’azione, dal momento che dal loro interno sono in grado di assorbire ogni opposizione. L’abbandono spaziale di simili luoghi è la ‘nuova abitudine’, che aspira a conferire alla propria esistenza lineamenti radicalmente mutati. Cambiare posto, andare in altri spazi, è questa anche l’ottica di un’atmosfera metafisica che orienta ora la nostra danza, cui partecipano anche alcuni Cantori del Coro di musicaAeterna di San Pietroburgo. Danzatori e Cantori abitano insieme sul palco, a coronamento di una lunga preparazione nel cuore di questa secolare tradizione corale dell’Europa Orientale.

La possibilità di collocare questa danza in una grande chiesa reca in sé un particolare valore. Innanzitutto la radice bizantina del canto Znamenny (знамёна, segni), che fiorisce in ambito slavo, fa parte di quello stesso fondamento che ha potuto concepire l’Europa come un’unità, tra Oriente e Occidente. Nella storia, inoltre, questo canto sutura l’Europa a Est, nel suo percorso che dal Mar Nero si spinge su, sino al Mar Baltico: Bulgaria, Ucraina e Russia sono le terre dove tuttora soffia il canto Znamenny, su cui la danza è stata costruita. Ora, questa storia profonda, conclusasi con la separazione netta, in ambito cristiano, tra due prospettive teologiche ed estetiche, riemerge in forma drammatica e attuale con un’altra gravissima divisione determinata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina. La danza pone, come arte, e ripropone, come pratica, un linguaggio diverso sia dalle armi sia dalle parole, e agisce, come è suo solito, secondo il parametro della musica, la cui universalità in termini di conoscenza è qualcosa che appartiene alla psiche umana e non alla retorica. Rispetto al canto corale della tradizione ortodossa più nota, il canto Znamenny è rivestito di una semplice veste, assai lontana dalla pompa della liturgia slava. A causa del suo essenziale equilibrio esso appare modesto, dando a questo aggettivo tutto il suo significato originale, la cui radice è la stessa della parola ‘misura’. Ora, la collocazione di questa danza in una chiesa chiama in causa la coscienza del rapporto con la tradizione dei gesti liturgici: estremamente curati dal punto di vista estetico, ma altrettanto efficaci quale può dirsi un rito capace di realizzare una salvezza. Ora, accostare la danza alla liturgia, significa mantenere ben chiara questa distinzione, e indica la sola direzione possibile per una danza: la sequela di forme corali terse, euritmiche, all’unisono, e discrete, senza operare confusioni di rango. Danza e architettura, Oriente e Occidente, Passato e Presente saranno giudicati dagli archi euritmici di quell’opera umana che è l’edificazione di una chiesa, fatta per attraversare il tempo terreno.

La Compagnia Mòra (il nome è ispirato alla dicitura di Agostino nel suo De Musica, a indicare la più piccola pausa) ha soggiornato a San Pietroburgo, il principale Centro Studi dei Canti Znamenny, preso la sede di MusicAeterna, l’Orchestra diretta dal greco Teodor Currentzis, da lui invitata a costruire lì la danza, assieme a quattro Cantanti del suo prestigioso Coro. Lì vi restò un mese intero, nell’Ottobre del 2021, e si ebbe la prima esecuzione de La nuova Abitudine. Dopo lo scoppio della guerra non è stato più possibile proporre questa danza, sia per l’estrema difficoltà dei Cantanti di uscire dalla Russia, sia per il rifiuto generalizzato, che si incontra in molti teatri, nei confronti di qualsiasi artista e talvolta perfino di opere d’arte che siano di nazionalità russa.

Attualmente la danza è accompagnata dal Coro maschile bulgaro In Sacris di Sofia.


danza della Compagnia Mòra su Canti Znamenny della tradizione russa cantati dal vivo dal Coro In Sacris di Sofia, Bulgaria Coreografia Claudia Castellucc  co-produzione In Sacris Foundation Ph Andrea Macchia