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Evitare il rischio di uccidere due volte il nostro mare

Visioni
di Gigi Mangia

Sostenere la conoscenza, tenere gli occhi attenti e la mente aperta. La Terra, il clima, la natura, la nostra vita dipendono dal mare. Ne abbiamo abusato e siamo stati incapaci di rispettarlo. Abbiamo costruito dove non dovevamo farlo. Nella nostra incoscienza abbiamo buttato nelle sue acque rifiuti di ogni genere e i fondali, sono oggi discariche che non si vedono e sono la morte del mare.

È la plastica ad essere la causa principale sia della morte del mare che della morte dei pesci. L’aumento della temperatura dell’acqua, la plastica e rifiuti industriali, hanno causato la prima morte del mare. Ora c’è un secondo pericolo, una seconda morte per il mare: costruirvi grandi impianti industriali di pale eoliche alte 250 metri, come si vuole fare nel basso Adriatico, tra Otranto e Santa Maria di Leuca.

La costa Otranto-Leuca è la più bella d’Italia e il suo paesaggio è fra i più belli dell’intero Mediterraneo in Europa. Il danno delle grandi pale, non è solo lo sfregio al paesaggio, ma è anche un danno gravissimo alla salute del mare nel canale d’Otranto fra Italia e Albania. Lì, grazie alle acque non ancora inquinate, vivono meravigliosi delfini, la cui presenza è incompatibile alle pale eoliche piantate nella profondità
del fondale. La presenza dei delfini non è solo la resistenza della bellezza, ma è anche la felicità unica di poter fare il bagno con loro. I delfini sono il termometro della vita del mare, misurano infatti, la salute delle sue acque. La scelta è scellerata per il mare, dannosa e distruttiva per l’economia turistica dell’intera Puglia.

Il mare è stato trascurato e sacrificato. La legge dei parchi marini è stata disattesa, stabiliva infatti la costruzione del 30% di parchi per tutelare le coste e le acque. Ad oggi invece,i parchi marini sono inferiori al 7% e siamo il Paese del turismo culturale del mare.

Mi chiedo se la transizione energetica delle fonti rinnovabili debba essere sempre pagata dal sud e, in particolare, dalla Puglia. Chi deve indagare sulle conseguenze di un impianto industriale in mare, come quello eolico, che nascerebbe davanti alla città d’Otranto e a Porto Badisco, sbarco di Enea? Gli scienziati non hanno il dovere, forse, di rispettare le risorse e la vocazione del territorio? Il PNRR prevede davvero la distruzione del paesaggio del mare salentino e della Puglia o è, forse, ancora causa della debolezza e dell’incapacità della nostra classe dirigente inadeguata alla grande sfida della transizione ecologica? La conoscenza non deve avere sempre occhi attenti e mente aperta per vedere il futuro?

Bisogna lottare unirsi ai sindaci per non uccidere due volte il nostro mare e per non perdere il piacere di vedere sorgere al primo mattino la luce rosa d’Oriente:

“La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.”

Versi della poesia “Il Mattino” di Cesare Pavese.

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