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immagine di copertina Il presepe dei pescatori del Capo di Leuca

Il presepe dei pescatori del Capo di Leuca

Visioni
di Gigi Mangia

Il Presepe dei pescatori del Capo di Leuca è un presepe diverso dagli altri: è semplice, è spoglio dalla retorica della bellezza narcisistica cristallizzata dagli anni, ed è lontano dall’autorità della fede degli altari.

È un presepe all’aperto, davanti al Santuario e la natività è su di una barca distrutta dalla forza delle onde del mare. È circondato dal mare sulla terra sospesa nel cielo. Non c’è silenzio, la voce è quella del mare, il freddo è quello del vento, il sapore dell’aria è quello del sale. La barca ci porta a scoprire la memoria dei viaggi dell’uomo negli anni lontani, ai miti ed ai favori degli Dei nel destino dei migranti. Fra le straordinarie collezioni archeologiche del museo Castromediano c’è una pietra su cui si nota il disegno di una barca, da un lato e dall’altro alcune lettere dell’alfabeto e poche parole.

Nella storia d’Europa, il Capo di Leuca è stato un ponte di passaggio e di transito di anime della civiltà dei valori, della fede e della filosofia. La terra di Leuca è coinvolta nella lotta delle tenebre contro la luce e nella fatica di vincere la paura del buio per trovare la luce e quindi raggiungere la terra, dove poter abitare. Su quella pietra antica possiamo trovare una delle chiavi per aprire le porte del passato e unire le parole al pensiero, dando inizio alla nostra storia fatta di accoglienza di ricevere l’altro e dividere con lui il pane.

Il pastore, nel presepe sulla barca, non porta doni, ma una pecora per avere latte e lana per combattere la fame e difendersi dal freddo. Ho toccato con le mani la barca per sentire la creatività dei pescatori con cui hanno progettato il loro presepe, soprattutto per sentire la loro esperienza del mare e la loro sensibilità di soccorrere i disperati. Poi ho fotografato per documentare con la fotografia tutto il dolore di chi rischia la vita sfidando la morte, per avere un futuro e trovare una terra in cui vivere il tempo.

Nel 2023 la fuga dei migranti dalla guerra e dalla schiavitù è stata inarrestabile ed in aumento verso l’Europa. E i morti sono stati 2271, 8 per ogni giorno. I migranti non hanno casa, non fanno il presepe e non festeggiano il Natale…

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