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immagine di copertina Note ai margini di un laboratorio teatrale

Note ai margini di un laboratorio teatrale

Il ritorno a casa

Visioni
di Emanuela Pisicchio

A dicembre ho cominciato un laboratorio teatrale con un gruppo di ragazzi e ragazze del Liceo Linguistico Virgilio-Redi di Lecce.Nella palestra del liceo ci sono Martina, Cristina, Beatrice, Simone, Giulio, Gaia e Claudia. Camminiamo insieme, come facciamo sempre all’inizio di un nuovo lavoro. La luce nella stanza è fredda. E il freddo si sente anche sulla punta delle dita. Ma camminiamo, guardandoci con un piccolo sorriso obliquo. Con gli occhi arresi e curiosi. E il passo svelto, vivo. Camminiamo e in un attimo siamo un corpo solo, un respiro unico, un’unica coscienza fatta di sguardi diversi. Qualcosa è accaduto. Possiamo cominciare.Il tema del nostro lavoro è “Il Nostos di Ulisse” e le due parole che guideranno il nostro viaggio sono nostos e oikos. Sono suoni aspri eppure carichi di immensa dolcezza. Il ritorno e la casa. Il tornare a casa. Ci incontriamo ogni lunedì. E la prima isola che conquistiamo è la nostra casa. La costruiamo pezzo per pezzo, ognuno con le sue parole, ma a occhi chiusi. Quella che segue è la casa costruita da Martina, Cristina, Beatrice, Simone, Giulio, Gaia e Claudia.

La mia casa è calore e saggezza. Fine della nostalgia.

Espansione, mancanza. Mi batte forte il cuore, penso al mio
paese. Apro le braccia e il petto. Ma a me non viene in mente casa mia.

Penso alla mia casa e sento mancanza. E serenità.

Ricordo:

il cane sul letto che dorme,

il sole del tramonto sulle case abbandonate, l’erba secca,

una televisione accesa, mia madre che beve il caffè,

un libro di matematica sul tavolo,

il sentiero del boschetto vicino al lago,

le ombre dei pullman sul muretto,

delle figure sul balcone di casa,

un camino acceso,

luce, spiragli, aperture,

il tè alla cannella sul tavolo, appena uscito dal microonde,

mia madre, il profumo dalla cucina del minestrone,

la luce bianca che attraversa la tenda mentre studio
matematica,

gli alberi di fronte alla panchina, accanto all’hotel dove
qualcuno fa colazione,

il mio cane che sbatte la coda e fa un rumore preciso. Quel
rumore lì.

il libro di Aghata Christie,

mia nonna che bastona il mio cane per aver dormito sul letto,
mentre lei guardava la televisione.

mia madre che scrive un nuovo racconto.

Apro le braccia e il petto.

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